Lapide alla Scuola elementare, Frazione Cudine (© Associazione Sentieri Alta Val Malone - ASAVM)

Lapide alla Scuola elementare, Frazione Cudine

Località

Via Coassolo 16, Frazione Cudine

Quota

790 m

Accessi

Al fondo della borgata a destra, andando verso i Vietti.

Nera la voce della spia, rosso il sacrificio

La lapide ricorda l’eccidio del 17 novembre 1944, consumato tra Case Gallo e il gioco da bocce dell’osteria di Cudine, uno dei fatti più cruenti della guerra partigiana in Piemonte.
Qui 27 partigiani vennero trucidati dai nazifascisti. Sul marmo sono citati 36 nomi, perché si vollero ricordare altre vittime, partigiani e civili, di quel triste giorno. Vi furono poi aggiunti altri due caduti civili, Domenico Vietti di 39 anni e Nicolino Arbezzano di 19 anni, che nella stessa zona erano stati uccisi dai repubblichini addirittura la primavera precedente, il 5 marzo.
L’unica testimonianza oculare del fatto è quella del comandante del gruppo, il brigadiere dei Carabinieri Ferdinando Giambi, che riuscì a salvarsi, testimonianza registrata in un cortometraggio ora nell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino.
Quel venerdì 17 novembre, dal Collegio Salesiano di Lanzo dove aveva sede il presidio del Comando germanico, alle cinque del mattino, al buio, con la complicità probabile di qualche spia, era partito un plotone alla volta di Cudine e case Gallo alla caccia dei partigiani.
Faceva molto freddo e nella notte era caduta una leggera coltre di neve. Nanni Savant Aleina, allora sedicenne, staffetta della 46ª Brigata, fu tra i primi a giungere sul luogo della strage. Ecco il suo racconto:
«[I nazifascisti] partirono di notte per arrivare di giorno [...] verso le 7-7.30. Imboccarono il sentiero che conduce a case Gallo; giunti sul posto uccisero le due sentinelle e circondarono la casa dove alloggiavano i partigiani, il palazzo dell’avvocato Macario Gal. Altri tre o quattro si trovavano in una casa retrostante di nome Ca ‘d Basana; quelli si salvarono, mentre i primi, circa una trentina, condannati a morte, li fecero uscire con le mani alzate e li portarono giù a valle, 150 metri, nel giuoco delle bocce dell’osteria: lì vennero massacrati».
Nel dopoguerra l’ANPI decise di dedicare alla memoria dei partigiani caduti al Cudine non un monumento di bronzo o di marmo, ma un edificio scolastico, che in quel luogo fu effettivamente costruito. Si volle così fare di Cudine una lezione perenne con una scelta nobile per il suo valore morale e per il significato politico e democratico.

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