Lapide alla cappella della Frazione Sant'Antonio (© Associazione Sentieri Alta Val Malone - ASAVM)

Lapide alla cappella della Frazione Sant'Antonio

Località

Cappella di Strada Cascina S. Antonio, Frazione S. Antonio

Quota

700 m

Accessi

Salendo da Corio verso Ritornato, poco dopo il termine del rettilineo.

Ancora ragazzi, adulti nella vita, guerrieri nella morte

La lapide sul lato destro della facciata riporta i nomi di due caduti partigiani, i fratelli di Case Dottora Natale Macario Ban, 20 anni (Corio 21.12.1923) e Giuseppe detto Pietro, 18 anni (Corio 30.04.1926), oltre che del civile Eugenio Garigliet (Corio 14.3.1927).
I due fratelli, figli di contadini, entrambi intraprendenti e giudiziosi, erano impiegati presso la Società Anonima Cave di San Vittore (l'Amiantifera di Balangero), dove Natale, che aveva iniziato a lavorare a 17 anni, era elettricista, poi seguito dal fratello Giuseppe che entrò in azienda come manovale a 15 anni.
Erano l'orgoglio dei genitori, ma la loro vita semplice e operosa cambiò all'improvviso: quando Natale fu richiamato alle armi per essere arruolato nella milizia fascista, decise di licenziarsi per entrare nella 46ª Brigata dei partigiani, seguito anche in quella scelta dal fratello.
Il 17 novembre 1944, a seguito dell’impressionante attacco operato dalle forze nazifasciste su tutto il territorio coriese, cominciando da Cudine al primo mattino, alcuni repubblichini, evidentemente informati da delatori, salirono anche a Case Dottora dove catturarono i due fratelli Macario Ban.
Quindi li fecero scendere verso il paese, deviando poi a Sant’Antonio, forse per unirsi a un secondo drappello di repubblichini che aveva catturato il giovane civile Eugenio Garigliet Brachet, mentre era diretto al lavoro.
Immediatamente, senza alcuna pietà, i tre giovani vennero condannati a morte e trucidati davanti alla cappella. A soli 17 anni, Eugenio Garigliet divenne la vittima più giovane fra le persone uccise a Corio.
Sul lato sinistro della facciata un'altra lapide più recente riporta i nomi di combattenti e civili: il sergente maggiore del Genio di Artiglieria Alberto Ajrò e il frate francescano ex cappellano militare don Eugenio Squizzato, uccisi nei boschi sopra Case Macario, e inoltre i civili Giacomo Davito Moci e Antonio Bria Berter, già invalido di guerra, vittime innocenti cadute tra San Giovanni e Case Minan nella tragica giornata del 17 novembre 1944.

[-]