Stele sopra Case Macario
Su questo macigno sono ricordati due combattenti: il frate francescano Eugenio Squizzato, al secolo Ottorino, 28 anni (Piombino Dese, PD 2.8.1915), ex
cappellano militare, e il sergente maggiore del Genio di Artiglieria Alberto Ajrò, 27 anni (Lizzano, TA 5.6.1917), uccisi in questo luogo il 15 aprile
1944 in seguito a una triste vicenda che li vide coinvolti.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 giunsero a Corio numerosi ufficiali e soldati e fra questi, oltre ai suddetti, anche l'ex aviere Alfonso Prospero Nicola, che divenne comandante del Gruppo Soglio, poi Battaglione Monzani, impegnato nella storica Battaglia del Soglio (7-8 dicembre 1943).
Il Battaglione era fortemente militarizzato e Nicola gli diede un'impostazione spiccatamente autonoma e refrattaria alle ideologie di partito, il che rese la sua posizione difficile all'interno del quadro resistenziale delle Valli di Lanzo e nei rapporti con il CLN.
Inoltre Nicola si impegnò nel trattare col nemico scambi di prigionieri e anche alcune tregue d'armi, fino a concordare con i tedeschi la creazione
di una zona franca di reciproca non aggressione, con scambio, come garanzia, di militari tra le due parti.
Questa trattativa creò una spaccatura nel Battaglione Monzani, poiché andava contro il principio fondante della Resistenza come lotta intransigente e
incondizionata al nemico.
Rimangono oscure le circostanze della morte di Alfonso Nicola e del suo vice il tenente Rossi, che vennero uccisi, come ignote
rimangono quelle dell'esecuzione dei due uomini di loro fiducia, Squizzato e Ajrò, che avvenne in questi boschi sopra Case Macario;
una lapide li ricorda anche sulla facciata della chiesetta di Sant'Antonio.
Il Comando militare Valli di Lanzo si assunse la responsabilità della fucilazione per tradimento di Nicola e dei suoi uomini, che non ebbero poi il riconoscimento della qualifica di partigiano.
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